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alessio lega: cantapoeta, cantastorie... cantautore?
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[ il progetto ]

L’impegno di Nanni Svampa, Duilio del Prete, Enrico Medail, Fabrizio De Andrè, Herbert Pagani, Giangilberto Monti e la recente premiatissima rilettura dei Têtes de Bois, ha permesso un approccio altrimenti impensabile, al mondo anticonformista e profondamente poetico di Brassens, Vian, Brel e Ferré. Ma l’impressione che ne resta è quella di un dialogo interrotto: nuove leve nella canzone francese si sono succedute fino ai giorni nostri producendo opere non meno straordinarie, ma, anche a pochi chilometri di distanza dalla frontiera, nessuno conosce nemmeno il nome di Allain Leprest, Pierre Perret o Renaud.

La versione italiana di canzoni straniere è per molti versi una scommessa persa in partenza... impossibile è rendere la ricchezza, la stratificazione di linguaggi alti e bassi, l’intima necessità di musica e testo, di sonorità e significato... ma, in alcuni casi, il miracolo avviene, anche in modo assai diverso: a volte il testo riporta quasi letteralmente le parole originali, a volte è necessario operare una completa riscrittura, proprio per riprodurre la sensibilità dell’originale col filtro, parzialissimo, della propria. La scommessa è però intrigante: qualcosa si salva, qualcosa si perde; qualcosa rimane comunque dell’originale, ma qualcosa di nuovo nasce. In ogni caso, per chi è venuto a contatto con questi tesori, diventa quasi un impegno morale il divulgarli nella propria lingua a testimonianza che l’animo umano non aspetta guerre e paci, unificazioni e trattati per farsi dolcemente invadere dalla poesia e dalla musica.

La capacità di evolversi è anche quella di guardarsi indietro a cercare il futuro. Ma perché un autore che è stato notato per le sue intenzioni di testimoniare della realtà in cui vive (Dall’ultima galleria, canzone sui fatti di Genova 2001, o anche Rachel Corrie, in memoria della pacifista americana assassinata nella striscia di Gaza) si mette a cantare canzoni scritte cinquanta o trenta anni fa? Proprio perché l’insegnamento dei francesi è stato quello di una canzone che unisse livelli alti e bassi, popolare e colto alla ricerca di un linguaggio che fosse testimonianza e riflessione sul proprio tempo e sul proprio ruolo nel tempo. Che fossero gli amori dimessi delle periferie, che fosse l’urlo scatenato contro la pena di morte, che fosse una violenta opposizione a ogni guerra, che fosse la visionaria essenza dei poeti maledetti, i cantautori francesi ci insegnano a cantare una verità che sta sempre un passo oltre la realtà. Così come la memoria è a un passo dal futuro, così come la resistenza è una forma dell’amore.