[ e ti chiamaron
matta]
Il nuovo disco di Alessio Lega
“E ti chiamaron matta” (1971)
di Gianni Nebbiosi - prodotto da Giovanna Marini per i gloriosi Dischi del
Sole - torna disponibile, dopo più di trent’anni, nel catalogo
della NOTA nella reincisione integrale di Alessio Lega e Rocco Marchi.
È un disco urgente, 35 anni fa come oggi, perché testimonia
l’interesse della canzone nei confronti di quel grande movimento d’opinione
che si coagulò intorno alla figura di Franco Basaglia perché
in Italia la liberazione arrivasse anche ai manicomi.
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Il 13 maggio del 2008 saranno passati esattamente 30 anni dalla legge n. 180
del 1978, nota come “legge Basaglia”, dal nome del suo ispiratore.
Nessuna legge è perfetta (anzi, molte sono abiette) ma c’è
stato un tempo in questo paese - oggi precipitato nel suo medioevo tecnologico
- in cui grandi movimenti politici e culturali dal basso hanno dato l’avvio
a una serie di iniziative che miravano alla liberazione dalle catene, dalle
sbarre, dai poteri istituzionali, dal controllo poliziesco, dal controllo
medico.
Da un confine nord, da una terra flagellata dalla guerra, testimone di fucilazioni
e di disfatte dell’umanità, mosse una forza che abbatteva i cancelli,
che metteva la società di fronte a sé stessa. Dal manicomio
di Gorizia e poi da quello di Trieste mosse un pensiero, una speranza, un
progetto di libertà e di vita.
I manicomi erano lager i matti vi erano reclusi, i “normali” che
li gestivano erano aguzzini.
Tutto questo veniva messo in discussione, portato alla luce, cambiato in una
prospettiva rivoluzionaria.
Oggi cosa è rimasto di quell’esperienza?
L’ironia di molti, l’ignoranza e il disprezzo dei più.
Peggio: si torna a parlare dell’utilità dell’elettroshock,
della diffusione sempre più capillare degli psicofarmaci, per ogni
diverso, per ogni età, per ogni dissenso dal conforme.
Ma quell’esperienza è ancora viva nell’orgoglio e nella
speranza. Nella grata memoria. Nell’immagine del cancello schiantato,
del muro abbattuto, nel ritorno al mondo dei vivi di un mondo nato libero
che aspira a vivere libero.
Del grande movimento di opinione di quegli anni ci resta anche un piccolo
grande disco. Gianni Nebbiosi psichiatra e clarinettista scrisse e pubblicò
nel 1971 “E ti chiamaron matta” un EP (ovvero un 33 giri di piccolo
formato della durata complessiva di circa 20 minuti) con dentro 6 meravigliose
canzoni che raccontano le storie dell’ordinaria repressione e di speranza
di quegli anni. I testi, la musica, la voce di Nebbiosi, gli arrangiamenti
di Giovanna Marini ne fanno un classico sconosciuto.
Alessio Lega e Rocco Marchi da anni sono impegnati in un progetto musicale
e poetico - centinaia di concerti, tre dischi e importanti riconoscimenti
- che propone e ripropone la canzone come strumento di provocazione sociale,
per i temi, per le modalità e per i luoghi in cui svolgono il loro
mestiere di cantastorie: dai teatri alle strade.
Con l’appoggio dell’etichetta friulana NOTA e la produzione di
Valter Colle, hanno integralmente reinciso in un nuovo CD quelle canzoni,
da troppo tempo introvabili, e si apprestano a promuoverle con un tour nei
vecchi luoghi di cura e in tutti quegli spazi che vorranno, non solo rendere
un omaggio a Basaglia e a tutto il movimento di quegli anni, ma anche contribuire
a riaprire una discussione per troppo tempo muta.
La musica è stata una delle grandi testimoni del processo che da Gianni
Nebbiosi e Giovanna Marini fino al recente impegno di Simone Cristicchi e
Ascanio Celestini, con orgoglio rivendica la propria solidarietà e
la propria vocazione a farsi voce di chi è ridotto al silenzio.