[ resistenza e amore ]
Resistenza e amore è il CD di Alessio Lega le cui canzoni sono state ri-pensate, arrangiate e prodotte assieme ai Mariposa, il gruppo più rappresentativo della “musica componibile”. È un disco indispensabile, nel senso che intendeva Bertoldo Brecht, perché è un disco straordinariamente vario, fieramente inattuale, assolutamente nuovo. È un disco di canzoni d’amore che sembrano canzoni di rivolta. È un disco di amore per la rivolta. È un disco che racconta la vita dell’autore, della gente che lo circonda e dei sentimenti che lo legano ai suoi compagni del viaggio nella terra dell’uomo.
E come disse Spiccio: “La resistenza si misura in ‘Om”.
Rinascita della canzone impegnata
El problema es de ressurrecciòn
(Silvio Rodriguez)
Pueta mpignatu mi dicinu p’offisa
(Ignazio Buttitta)
De tanto mirar la luna ya nada sabes mirar
(Athaualpa Yupanqui)
Allora persino la luna avrà il suo giusto decoro
(Pier Angelo Bertoli)
Negli ultimi cinquant’anni è mutato considerevolmente il nostro rapporto con l’opera d’arte, sempre più imprigionata da un museale economico, sempre più contaminata da arroganti presunzioni culturali, da pretese interpretative, filologiche, ma del tutto svuotata dei suoi contenuti rivoluzionari.
(Roberto de Simone)
Questo disco è un’opera prima, inaugura una nuova collana musicale e collega linguaggi finora lontani. Un cantautore che da anni infaticabilmente gira lontano dal mercato per centri sociali, circoli culturali, palchi più o meno grossi di tutt’Italia, s’incontra col gruppo alfiere della “musica componibile” per un disco impegnato. Su molti fronti. Punto di confronto tra canzoni figlie della tradizione musical-teatrale europea (Brel – Brecht – Ferré) e il gruppo più innovativo e inclassificabile del rock indipendente italiano, questo progetto si sviluppa per affinità ma anche per contrasti su dieci canzoni, scelte in un repertorio consistente, alternando tre nodi tematici: le canzoni esistenziali, quelle d’amore e quelle sociali. L’eco di diecimila persone che cantavano in coro Dall’ultima galleria (unica già edita in singolo), testimonianza personale dei fatti di Genova 2001, durante il memorabile concerto della Fiera di Genova nel luglio 2003, rappresenta la forza tipica della canzone impegnata d’autore: quella di fondere personale e politico, umore e passione nella poesia cantata. Questa canzone si è diffusa spontaneamente, in virtù della libera comunicazione su internet, a dispetto dei pochissimi passaggi radio e dell’irreperibilità sul mercato. Ma questo disco è anche un percorso personale nella piccola storia d’ogni giorno, un bengala lanciato a illuminare il buio dei rapporti con se stessi e con l’amore, fino a parlare di donne libere come oasi nel deserto che scelgono la propria vita a dispetto di ogni morale. Ma se i temi del disco sono quelli di sempre, la sua assoluta novità è nell’impasto sonoro e sensuale, diverso da ogni cosa fatta prima in Italia. Diverso persino da se stesso al suo interno, questo disco ha un solo stile: la libertà dagli stereotipi musicali. Strutture ben costruite, metriche impeccabili, rime certosine si fondono a una totale libertà formale che abbraccia dall’ouverture ariosa di Straniero, al gaglioffo cabarettismo di Parigi val bene una mossa, dai martellanti riff elettronici di Rachel Corrie, alla semplice chitarra classica di Vigliacca!. Alla fine questo disco è solo la testimonianza di un sogno modesto e folle: essere utile a qualcuno. Agli sfruttati, agli abbandonati, agli oppressi. Alle orecchie dei solitari e di chi non ha idee preconcette su come debba suonare un cantautore, su che canzoni debbano cantare i gruppi di musica rock. A chi crede che la musica possa cambiare molte cose a partire da se stessi.